Anno: 2008
Regia: Jennifer Flackett,Mark Levin
Trama:Nim ha undici anni, ha smarrito per sempre la madre in fondo al mare e vive sola con il padre, appassionato di plancton, in un angolo di paradiso, un’isoletta del pacifico a cui ha dato il proprio nome. Non si può dire che, quando il padre si allontana, la bimba resti del tutto sola, perché ha un’otaria, un’iguana e un pellicano per amici, e i libri di avventure di Alex Rover come passatempo preferito. Ma nel momento del pericolo un aiuto umano non guasta e a soccorrere Nim arriva proprio Alex Rover in persona…peccato che più che ad Indiana Jones, il suo eroe assomigli ad una zitella fifona, perché Alex altro non è che il diminutivo di Alexandra, scrittrice dei libri del coraggioso e inesistente avventuriero, affetta da una forma invalidante di agorafobia acuta. Non occorre essere degli esperti, basta aver visto qualche decina di cartoni animati, per sapere che laddove c’è un’orfana c’è anche una famiglia da (ri)costruire e Alla ricerca dell’isola di Nim non fa eccezione, narrando la storia di tre solitudini – quella di Nim, di suo padre Jack e di Alex – che superano mari (in tempesta) e monti (vulcanici) per trovarsi e dissolversi, al termine di un viaggio che prima che geografico è tutto interiore, ma non per questo meno disseminato di insidie. Adattamento del romanzo omonimo di Wendy Orr, il film è più appassionante della pagina scritta e non ha nulla da invidiarle, arricchito com’è dalle splendide animazioni che lo decorano in testa e in coda. Abigal Breslin è Nim, piccola e splendente sotto il sole (nuovamente, letteralmente, little miss sunshine), mentre Gerard Butler interpreta entrambi i ruoli maschili, incarnando le proiezioni affettive e immaginarie delle due protagoniste, ma la vera sorpresa è Jodie Foster, a suo agio nella commedia e in un personaggio agli antipodi dal suo, con sconfinamenti nel puro slapstick. Le premesse ci sono tutte: da una trama paradossale quanto basta – che mette in contatto una bambina che non ha timore di niente ma ha bisogno dei romanzi per volare con la fantasia e un’adulta sognatrice che ha bisogno della piccola Robinson per uscire di casa e dall’impasse creativo – al messaggio vecchia maniera, che questa volta è più moderno che mai e invita a fare esperienza del mondo, senza lasciarsi bloccare da paure spesso più immaginarie che reali. Ci si aspetta, dunque, una serie di gag, che arriva puntuale ma non troppo originale, e uno spirito allegro e birichino, che invece cede il posto ad un’atmosfera dolce e malinconica, sconosciuta ai recenti film per bambini, ma già illustrata dai registi Jennifer Flackett e Mark Levin nel loro Innamorarsi a Manhattan. Se solo i dialoghi, i turisti in crociera e soprattutto l’eroe giramondo non fossero così banali, L’Isola di Nim varrebbe una vacanza, invece, finito il film, si lascia l’isola ma non ci si lascia il cuore. (Alexandra, una scrittrice di romanzi di avventura con milioni di bambini che seguono i suoi libri da tutto il mondo, in realtà è una donna molto insicura che non esce mai di casa e che ha paura del mondo esterno con il quale entra in contatto solo attraverso il suo computer. Quando un giorno una sua piccola fan le scrive una e-mail per chiedere il suo aiuto in qualità di “esperta delle avventure pericolose” per ritrovare il suo papà scomparso in circostanze misteriose su un’isola sperduta, Alexandra mette da parte le sue paure e trova il coraggio di uscire di casa scoprendo così che là fuori, sull’ isola sconosciuta a tutto il mondo, che non risulta in nessuna cartina geografica, c’è un mondo segreto popolato da creature meravigliose assai più bello di quello fantasioso dei suoi libri.)
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